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  ∼ Mario Lodi ∼

Nacque a Piadena, in provincia di Cremona, il 17 febbraio 1922 da Ferruccio e da Maria Morbi, primo di tre fratelli (Fausto, di un anno più giovane; Sergio, nato nel 1935). Suo padre era socialista, sua madre una casalinga cattolica. Crebbe in una famiglia di condizioni molto modeste.

Piccolo impiegato di un’officina meccanica che produceva attrezzi agricoli, la Girelli di Piadena, il padre era stato sergente di artiglieria durante la prima guerra mondiale e assessore socialista nel primo dopoguerra. Nel 1932 fu lambito dalle indagini sull’attività antifascista a Piadena, che portarono all’arresto di alcuni lavoratori della Girelli accusati di far parte del movimento comunista locale. Fu perciò iscritto nell’indice dei sovversivi della Questura di Cremona e sottoposto a vigilanza politica. Tuttavia le preoccupazioni del padre di famiglia dovettero prevalere in lui sull’antica militanza socialista, se già nel 1935 il podestà di Piadena scriveva al prefetto di Cremona per perorare la causa di Ferruccio in occasione della sua richiesta di rinnovo di una licenza per il porto di un fucile, sostenendo addirittura che le accuse contro di lui fossero dovute a uno scambio di persona, e per questo prendendosi una reprimenda del prefetto. Nel 1936, un rapporto dei carabinieri di Casalmaggiore ne accertava l’iscrizione ai sindacati fascisti della categoria industria e al dopolavoro di Piadena. Da un rapporto successivo risultava anche che più volte Ferruccio aveva chiesto l’iscrizione al Partito nazionale fascista (PNF), senza che la domanda venisse accolta. Nel 1937, poi, il segretario locale del Fascio scriveva alla Questura per assicurare che dal 1933 in avanti Ferruccio Lodi aveva «sempre tenuta ottima condotta politica» e, tra i meriti, citava Mario, il primo dei suoi tre figli, «che si distinse per la sua fede ed ebbe la Croce al Merito dell’Opera Balilla» (Archivio di Stato di Cremona, Questura di CremonaIndice dei sovversivi, b. 75, f. 1768; M. Lodi, Il corvo, Firenze 2001, p. 21). Dal fascicolo dell'Indice dei sovversivi sia lui che il fratello Fausto risulta fossero iscritti all’Opera Nazionale Balilla.

Tutti questi interessamenti produssero alla fine il risultato auspicato, e Ferruccio Lodi fu «radiato» dal novero dei sovversivi iscritti negli elenchi della Questura. L’uomo aveva «ormai dato sicure prove di ravvedimento». È evidente, tuttavia, che il suo contegno riguardo al fascismo rimase quello di un antico oppositore, piegatosi per ragioni di convenienza e di quieto vivere. L’irriducibile antifascista, «persona scaltra, che opera in modo da non farsi scoprire», di un rapporto del dicembre 1932 (Indice dei sovversivi, b. 75, f. 1768), immediatamente a ridosso degli arresti della Girelli, era divenuto a metà del decennio l’uomo appartato che non prendeva parte alle manifestazioni del regime e che per questo non convinceva il comandante della tenenza dei carabinieri di Casalmaggiore.

In Il Corvo, piccolo romanzo autobiografico pubblicato nel 1971, Lodi ricorda che il padre leggeva in famiglia I Miserabili (la prima figlia di Mario fu chiamata Cosetta) e nel 1932 annunciò commosso la morte in esilio di Filippo Turati. Questo è il mondo in cui, come ricorda Gianni Bosio, la generazione degli uomini nati nel 1900 aveva l’abitudine di farsi chiamare con il cognome dei grandi capi socialisti, da Ferri a Prampolini a Turati (Musoni, Gianni Bosio… 1984, p. 92)

La Chiesa era altrettanto influente. Grazie soprattutto alle donne, negli anni Trenta l’organizzazione cattolica contendeva efficacemente al fascismo l’educazione dei giovani. E così il piccolo Mario Lodi crebbe tra sordo risentimento paterno, custodia materna dei valori religiosi e militanza giovanile fascista.

 

 

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